09/07/2010

Perchè andare dallo psicologo?

Persiste e resiste ancora il pregiudizio che lo psicologo è una sorta di medico dei matti e che comunque dallo psicologo ci si va se proprio non ce la si può fare da soli, come estrema ratio, come ultima spiaggia.

Ma perché nel 2010 si ha ancora "paura" ad andare dallo psicologo?

Questo post ma l'intero blog hanno proprio lo scopo di cercare di sconfiggere queste false credenze, questi pregiudizi perchè le persone possano avvicinarsi al mondo della psicologia con un atteggiamento diverso, meno diffidente e sospettoso.

Anche il M.I.P. , di cui  ho scritto in questa sede, ha questa finalità. Io nell'ambito del MIP ho organizzato, infatti, proprio una serata dal titolo: "Perchè dovrei andare dallo psicologo? Ce la posso fare benissimo da solo!".  Il titolo un po' provocatorio rispecchiava il preconcetto, purtroppo largamente ancora diffuso, del perchè una persona dovrebbe andare proprio da uno sconosciuto a raccontare i propri problemi. 

Ma intanto uno dei motivi principali è proprio perchè lo psicologo è un estraneo, e, in quanto tale, non si è ancora creato idee preconcette e pregiudizi su di noi, come succede ai familiari e agli amici che ci conoscono da tanto tempo e che quindi, per forza di cose, non possono essere "obiettivi".  

 Perchè ci vergogniamo di dire che andiamo da uno psicologo, che abbiamo bisogno dell'aiuto di un esterno che ci potrebbe aiutare in un momento di difficoltà?

E' proprio questo il punto: avere bisogno di aiuto. E già rendersi conto che non riusciamo ad affrontare quel problema da soli, che abbiamo bisogno di qualcuno, può essere proprio il primo passo.

E' umano chiedere aiuto e non c'è motivo di vergognarsene. Noi non possiamo essere onnipotenti, non possiamo farcela da soli sempre, in ogni occasione. Ogni tanto possiamo lasciarci andare, affidarci ad un esperto.

Ci vergogniamo perchè pensiamo che gli altri possano pensare che non siamo più magari efficienti e bravi a cavarcela come prima? E allora? E se anche fosse? A tutti può capitare, infatti, in un momento particolare della propria vita, magari in cui ci sentiamo in crisi o sotto stress, di avere bisogno dell'aiuto di uno psicologo.

A chi dobbiamo dimostrare di essere sempre all'altezza, di sembrare sempre vincenti? Questo atteggiamento non può essere realistico, è una forzatura. I momenti di difficoltà, di crisi fanno parte, inevitabilmente, della vita di tutti quanti.  

Ma le situazioni di crisi possono essere viste anche come un grande opportunità di scelta che ci viene concessa, come occasioni di crescita. Questo è  un cambio di prospettiva notevole che ci invita a cogliere le nostre risorse, anche nelle situazioni di estrema difficoltà.

Se non riusciamo, però, a farcela da soli, in quel determinato periodo, per una serie di motivi o di concause, non dobbiamo colpevolizzarci, possiamo appunto scegliere di chiedere aiuto. E' una opportunità anche questa che ci possiamo concedere.

Le situazioni più frequenti, nelle quali una consulenza psicologica può essere utile  possono essere diverse:

-per affrontare una crisi temporanea o un momento di passaggio, come difficoltà lavorative o scolastiche;

-periodi critici come l'adolescenza, la maternità, la menopausa, o il pensionamento; 

-eventi significativi della vita come il matrimonio o il divorzio, la gravidanza o un aborto, le separazioni, i lutti, i trasferimenti, i licenziamenti;

 

-conseguenze psicologiche a seguito di incidenti, ricoveri, o comunicazione di diagnosi di malattie invalidanti.

In questi casi il sostegno offerto dallo psicologo aiuta nell’accettazione della mutata situazione, mitigando gli effetti di tali eventi sulla qualità della vita; 

 

-incertezze derivanti da situazioni di emergenza quali aggressioni, atti di terrorismo, eventi naturali catastrofici (pensiamo ai terremoti);  

 

-situazioni di forte tensione sociale e di minaccia alla sicurezza (crisi economiche, atti di vandalismo e bullismo, abusi sessuali e violenze).

 

 Lo psicologo poi può intervenire per favorire:

- l’orientamento personale, scolastico e professionale, in occasione di passaggi scolastici, cambiamenti lavorativi;

la crescita interiore e le capacità relazionali (aumentando, per esempio, la consapevolezza di sé, degli altri e del proprio contesto familiare, sociale, lavorativo o scolastico);

Per fronteggiare situazioni che potrebbero evolvere in vera e propria patologia, (ad esempio, quando ci si accorge dell’insorgere di comportamenti strani o eccessivi in se stessi o nei propri familiari o amici).

 

Ingiustificate paure che ostacolano il mantenimento delle consuete abitudini di vita; eccessi di alcool, fumo, gioco, o dell’uso di internet; una gelosia esagerata, un’insolita necessità di dormire oppure un’insonnia persistente; un senso di perenne insoddisfazione ed oppressione: possono essere tutti esempi cui prestare la massima attenzione ed eventualmente decidere per una consultazione psicologica.

In tali casi il ricorso all’aiuto di uno psicologo consente di evitare o di fronteggiare tempestivamente la possibile degenerazione in patologie conclamate, quali disturbi di ansia, depressione o di varia dipendenza.

 

Lo psicologo è quindi la figura professionale di riferimento per tutte le persone che desiderano migliorare il proprio benessere psicologico, potendo essere di aiuto nell'ottimizzazione della qualità della vita

Possono rivolgersi allo psicologo allora tutti coloro che desiderano  in generale aumentare il senso di consapevolezza riguardo alla propria vita e alla realizzazione di se stessi.

 

 

18/06/2010

Bilancio del Maggio di Informazione Psicologica

Si è svolto nel mese di Maggio il MIP : Maggio di Informazione Psicologica.

Io ho aderito, insieme ad un gruppo di una ventina di psicologi, nella città di Bologna, dove vivo ed opero.

Personalmente ho tenuto 4 incontri su diverse tematiche in orari e giorni diversi della settimana e in sedi differenti. Sono stata l'unica fra il gruppo di Bologna ad organizzare 4 incontri su tematiche differenti. Credevo molto, infatti, in questo progetto. 

L'affluenza alle iniziative è stata in crescendo, considerato che il primo evento da me organizzato sul cinema si è tenuto il 3 maggio ed è stato anche il primo degli incontri tenutisi a Bologna. Per gli eventi successivi ha funzionato di più il passaparola.

I canali di pubblicizzazione dell'evento, che è stato interamente autofinanziato, non avendo sponsor, sono stati la distribuzione di volantini in cui erano elencate tutte le singole iniziative in varie sedi della città (principalmente farmacie, studi medici, biblioteche, librerie, centri estetici, centri benessere, ma anche circoli culturali ed esercizi commerciali) e la diffuzione via internet attraverso il sito del comune e altri siti.

Per la diffusione del mip ha sicuramente funzionato bene anche il passaparola. 

In totale si sono svolti a Bologna e provincia 25 incontri, alcuni a carattere più esperenziale, altri tipo conferenza, a carattere divulgativo, rivolti ad un pubblico di non addetti ai lavori.

Per quelli che ho condotto io, posso dire che ho riscontrato un certo interesse, sia per l'iniziativa in genere che è stata apprezzata dalla cittadinanza nelle sue finalità, sia per il considerevole numero di domande che mi sono state poste alla fine degli incontri.

Le persone che hanno partecipato erano di età diversa ma la fascia più rappresentativa era quella che andava dai 30 ai 45 anni. 

Il Mip quest'anno era alla sua terza edizione e, rispetto agli altri due anni, ha avuto un maggiore riscontro da parte del pubblico sia per quanto riguarda l'affluenza alle iniziative sia ai colloqui gratuiti, altra risorsa che noi psicologi abbiamo messo a disposizione dell'utenza.

Ci auguriamo che con il passare del tempo l'iniziativa possa avere sempre maggiore successo e possa ottenere sempre più consensi fra la popolazione.

Il mio impegno e quello della parte del gruppo di lavoro che si è attivato maggiomente si è  profuso perchè ciò accadesse.

Io personalmente credo molto in questo tipo di iniziative che hanno la finalità principale di cercare di far avvicinare le persone alla psicologia, conoscendone  i diversi ambiti applicativi e le varie tematiche, in un'ottica di prevenzione del benessere psicologico, fondamentale per una buona qualità della vita.

   

14/04/2010

Aiutaci a diffondere una corretta informazione psicologica

logomip3.jpg

Anche quest’anno nel mese di Maggio partirà il MIP (Maggio di Informazione Psicologica). Questa è la terza edizione.

L'obiettivo principale del MIP è quello di far avvicinare il grande pubblico e il singolo cittadino alla Psicologia.

Il MIP è un'iniziativa di Psycommunity, la comunità virtuale degli psicologi italiani che si impegnano, a titolo volontario, a promuovere eventi e manifestazioni culturali inerenti la Psicologia.

Più di 500 psicologi in tutta Italia hanno aderito per offrire un colloquio psicologico gratuito e per organizzare incontri, serate a tema, seminari su tematiche psicologiche in varie città.  Tutte le iniziative saranno gratuite.

Per tutto il mese di Maggio collegandoti al sito del MIP potrai prenotare un colloquio psicologico gratuito con lo psicologo a te più vicino.

Potrà essere l’occasione giusta per vederci in azione, per stabilire un primo contatto in caso di bisogno, per saperne di più sulla Psicologia e sull’importanza di una corretta informazione sulla salute mentale e sul benessere psicologico.

Ci aiuterai a promuovere la cultura della prevenzione e, in un mondo distratto e pieno di rumore, potrai trovare professionisti competenti, capaci di fornirti un ascolto attento e non giudicante.

 Come psicologa anch'io aderisco a questa importante iniziativa sia offrendo il primo colloquio gratuito sia organizzando 4 eventi nella città di BOLOGNA.

Il 1° evento si svolgerà il 3 Maggio alle ore 18.30 dal titolo Psicologia, Cinema ed Emozioni. Perchè un fim ci emoziona più di un altro?  Si rivolge a chi è interessato a scoprire cosa succede, a livello psicologico, quando andiamo al cinema a vedere un film.

Il 2° il 6 Maggio alle ore 20.30 dal titolo "Perchè dovrei andare dallo psicologo? Ce la posso fare benissimo da solo!"  Per riuscire a sciogliere qualche dubbio sul ruolo dello psicologo e a sfatare i pregiudizi che ancora esistono nei confronti di tale figura professionale.

Il 3° il 21 Maggio alle  ore 20.30 dal titolo La situazione di crisi: dallo stress al lutto.
Per sviluppare una maggiore conoscenza sui rapporti fra crisi e stress, sulla fenomenologia del lutto e sulle possibili modalità di intervento.
Il 4° evento avrà luogo il 27 Maggio alle  ore 20.45 dal titolo Amare= Soffrire? Le ambivalenze dell'amore.
Per  fare luce sulle ambivalenze e le contraddizioni dell’esperienza amorosa, l'esperienza più significativa della nostra esistenza.
Per tutti e quattro gli eventi è richiesta la prenotazione (via email e via cellulare), almeno una settimana prima dell'inizio di ogni singolo evento.
All'interno del sito www.psicologimip.it troverai maggiori informazioni sia sugli eventi da me organizzati sia sugli altri presenti in altre parti d'Italia.
Se vuoi approfondire alcune delle tematiche affrontate negli incontri organizzati dai vari psicologi aderenti potrebbe essere questa l'occasione giusta.
 Oppure se non sei mai andato da uno psicologo perchè magari ti vergognavi o non sapevi a chi rivolgerti ma avevi il desiderio di farlo questo potrebbe essere finalmente il momento giusto: hai tutto il mese di Maggio per poterlo fare.
 Vai sul sito del MIP scegli gli eventi che più ti interessano e/o lo psicologo più vicino a casa tua.
Scoprirai che può essere semplice come avvicinare una conchiglia all'orecchio e sentire il rumore del mare.

18/12/2009

Il Sogno al Cinema

150385_copertina_frontcover_icon.pngSalve a tutti!

E' con grande piacere che Vi segnalo che è in rete il mio libro dal titolo "Il Sogno nel Grande Schermo. Rappresentazione e Funzione del Sogno nel Cinema".

Si tratta di un libro scritto per chi si occupa di psicologia ma anche per chi semplicemente si interessa all’argomento.

Partendo dall’analisi dei rapporti fra cinema e sogno e dalle sue numerose analogie prende in considerazione le principali teorie oniriche, psicodinamiche e non, e i vari modelli di sogno rintracciabili nei film analizzati.

Ma questo libro è stato pensato anche per i tanti amanti del cinema.

Definito fin dalle sue origini una fabbrica di sogni il cinema continua a produrre artificialmente sogni. Esso offre, infatti, ad un gran numero di persone la possibilità di sognare insieme lo stesso sogno e mostra i fantasmi dell'irreale.

Sono passati 115 anni dalla sua nascita eppure, nonostante tutte le nuove tecnologie imperanti, il cinema continua ad esercitare sullo spettatore ancora un grande fascino.

Come resistergli? Non ci resta allora che lasciarci sedurre dal suo potere ancora così ammaliante.

 Se siete interessati, questo è il link dove potete visionare un'anteprima del libro, lasciare un commento o acquistarlo: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=373424

Mi auguro vivamente che possiate trovare l'agomento di vostro interesse. Ogni vostro feedback per me sarà prezioso.

Allora buona lettura!

01/12/2009

Aprire un blog può essere "terapeutico"

julia imm.jpg
Nel film "Julie& Julia", uscito da poco nelle sale, una delle due protagoniste, la trentenne Julie, annoiata dal lavoro frustrante di addetta al call center di un'assicurazione decide, su consiglio del marito, di aprire  un blog. Ma su cosa, ce ne sono già tanti in rete? Il marito le suggerisce come argomento la cucina, visto che lei ama cucinare. L'ispirazione le viene da un libro che ha in casa della famosa Julia Child. Comincia così la sua avventura-sfida che consiste nel cercare di realizzare tutte le 524 ricette del famoso libro di Julia in soli 365 giorni. Ci riuscirà?

La storia del film è una storia vera e racconta la vita in parallelo di Julia Child nella Parigi degli anni '50 e quella di Julie nella New York del dopo 11 settembre. All'inizio Julie si chiede se il suo blog sulle complicate ricette della cucina francese possa interessare a qualcuno ma poi scopre, col passare del tempo, che viene sempre più letto fino a diventare uno dei blog più visitati della rete. Con suo gran stupore, la sua storia viene perfino pubblicata su un noto giornale, il che le permetterà di essere conosciuta e apprezzata e di potersi realizzare come scrittrice, suo grande sogno nel cassetto. Esattamente come era accaduto cinquant'anni prima alla sua eroina Julia.

Il semplice scrivere tutti i giorni su un blog, che nasce inizialmente come un gioco e come passatempo permette alla protagonista di impegnarsi seriamente in qualcosa, oltre al fatto, cimentandosi in ricette sempre più difficoltose (come per esempio lessare vive le aragoste e sviscerare un'anatra), di diventare un'ottima cuoca, guadagnando anche una maggiore fiducia in se stessa.

La storia di Julie fa riflettere sul fatto di come sia importante cercare di coltivare delle passioni, (vedi un mio precedente post sull'argomento), in questo caso cucinare (a Julie piaceva già cucinare  ed era apprezzata dal marito e dagli amici che invitava spesso a cena). e di come sia altresì fondamentale poter esprimere se stessi scrivendo per/a qualcuno.  

Imperversano in rete i blog di cucina che propongono le più svariate ricette su qualsiasi cibo e su come fare colpo, per esempio, sul partner. L'universo dei blogger infatti si sta sempre più espandendo nella rete. Esistono blog di poesie, di foto, di viaggi, di opinioni, di esperienze intime e personali che ogni blogger sente la necessità di mettere in rete per condividerle con qualcuno. 

Il sapere, infatti, che c'è qualcuno, magari da tutt'altra parte, connesso ad un computer che ci legge ci può far sentire intanto meno soli e ci permette soprattutto di esprimerci. E magari, come è successo alla protagosta del film, può dare un senso alla propria vita. E non è davvero poco! 

27/10/2009

Quanto ci si può fidare del partner? Il sospetto

La scorsa settimana ho visto al cinema il film italiano "La doppia ora". Come ho provato a fare per altri film che mi hanno fatto riflettere e di cui ho scritto in questo blog vorrei partire da questa pellicola per ampliare un po' l'argomento parlando della fiducia nei rapporti di coppia.

La protagonista del film,Sonia, è una ragazza di Lubiana trasferitasi a Torino dove conosce in uno speed date un ex poliziotto. Scatta subito fra i due l'attrazione e inizia una storia. Senza svelare troppo la trama per quelli che non l'hanno ancora visto, il protagonista Guido che ha un amico poliziotto che lo vuole mettere in guardia  su Sonia, comincia a sospettare che la persona di cui si è innamorato non sia quella che lui pensa. I continui sospetti dell'amico poliziotto su questa ragazza cominciano a far vacillare la fiducia che Guido nutre nei confronti della sua ragazza. Lui infatti si fida di lei anche se non conosce la sua storia. Non sa niente di lei. Poi ricostruisce delle informazioni di cui prima non era a conoscenza e arriva a scoprire la verità. Una dura verità.  

E' questo uno dei grandi temi affrontati nel cinema: pensiamo al bellissimo "Il sospetto" di Hitchcock in cui la protagonista è dilaniata dal sospetto che l'uomo che sposa contro il volere dei genitori, interpretato da Cary Grant, non sia l'uomo di cui si sia innamorata ma una persona senza scrupoli che voglia avvelenarla per intascarne l'assicurazione. Ma poi si scopre che il marito non aveva mai provato ad ucciderla e che i sospetti della protagonista erano infondati. La cosa bella del film e che lo rende un potente thriller psicologico è che la donna vive nel terrore che la persona con cui vive e che non conosce bene voglia  addirittura ucciderla, senza avere delle prove, però. Lo sospetta appunto.

 O il più recente "Malice- Il sospetto", film americanno del 1993 con Nicole Kidman, in cui questa volta è il marito a nutrire dei sospetti sulla moglie che architetta con un complice un piano per ottenere un risarcimento dall'ospedale dove era stata operata. Il protagonista comincia ad avere forti sospetti sulla moglie che era rimasta incinta, quando scopre per caso di essere sterile e che quindi suo moglie l'aveva tradito con un altro uomo. Da allora comincia ad indagare e scopre il piano diabolico della moglie. Ma in questo caso il sospetto era più che fondato.  

Questo tema del sospetto apre tanti interrogativi: quanto ci si può fidare della persona con cui si sta, soprattutto se non la si conosce abbastanza? La fiducia nel partner può essere illimitata? Quando si cominciano a nutrire dei sospetti nei confronti del partner cosa si può fare? Come si può convivere con questo pensiero che può diventare perfino ossessionante? Se non si ha più fiducia nel partner la relazione può andare avanti lo stesso? Come si fa a portare avanti infatti una relazione in un clima di non fiducia?

Un tema correlato a questo è la paura del tradimento. La fiducia, infatti, è alla base di una relazione di coppia: quando viene a mancare si corre il rischio di compromettere seriamente il rapporto e un clima di sospetti su un eventuale tradimento del partner o su chi sia veramente la persona con cui si condivide un percorso di vita e che si pensava di conoscere così bene non può che peggiorare il senso di insicurezza che vive chi non riesce più a fidarsi dell'altro.

Diverso ancora è il caso delle persone che non riescono fin dall'inizio della storia ad avere fiducia nel partner, anche approfondendo con il tempo la conoscenza e che quindi non fidandosi, vuoi per problemi familiari, vuoi per storie precedenti che hanno provocato sofferenza e di conseguenza forte delusione, hanno dei problemi anche ad "affidarsi" all'altro. Costoro corrono il rischio di sospettare sempre che l'altro, prima o poi, li possa deludere, come magari hanno fatto gli altri partner che hanno avuto oppure come ha fatto il genitore di sesso opposto che non li ha fatti sentire sufficientemente protetti quando erano bambini.

 

11/09/2009

Le consulenze on line

Introduzione

È evidente a tutti come negli ultimi tempi stia cambiando la fruizione da parte della popolazione di strumenti ad alto contenuto tecnologico. Basti pensare alla grande diffusione dei telefoni cellulari, dei dispositivi satellitari, del personal computer, e quindi anche di internet.

Rispetto alla realtà degli Stati Uniti, in cui la pratica delle consulenze/psicoterapie on line è molto più diffusa e da molto più tempo, nel nostro Paese la diffusione di tale strumento ha preso piede e forma concreta solamente negli ultimi dieci anni, da quando si è compresa l’importanza dell’informazione nella cura e prevenzione dei principali disturbi psicologici-psichiatrici.

Di conseguenza l’utilizzo sempre più massiccio di tali strumenti tecnologici ha mutato i tempi, i modi e la qualità della nostra vita di tuttii giorni. E tale cambiamento è avvenuto soprattutto per quanto riguarda la modalità di comunicare e di relazionarsi fra gli uomini.

 

Cosa sono le consulenze/psicoterapie on line?

Fermo restando che esiste una differenza sostanziale tra consulenza e psicoterapia possiamo cercare di dare una definizione di cosa si intenda per consulenza (o counseling) on line e per psicoterapia on line.

Con il termine “consulenza psicologica on line” si intende un processo di consulenza psicologica realizzato in rete, mediante una connessione ad internet, che si può effettuare sia attraverso l’invio delle e-mail sia attraverso l’uso delle chat-line, che permettono, a differenza delle prime, un contatto in diretta fra il consulente e il consultante, geograficamente magari distanti fra loro. Un ulteriore strumento è rappresentato dalla consulenza on line in collegamento diretto audio-video, tramite l’utilizzo di una tecnologia più sofisticata, ma che permette in tempo reale uno scambio sincrono di rappresentazioni di immagini e suoni fra consulente e consultante.

Mentre la “psicoterapia on line” può essere definita come quel “trattamento e cura non farmacologica dei disturbi della psiche conseguibile all’interno di una relazione terapeutica priva della presenza fisica dei due partner”.


Differenze e somiglianze metodologiche fra la consulenza tradizionale e quella on line

Il professionista che lavora in rete ha come riferimento, in ogni momento del processo di consultazione, le regole e i modelli derivati dalla metodologia della consulenza psicologica più tradizionale che viene realizzata faccia a faccia in un ambiente condiviso da entrambi gli interlocutori, in una stanza di consultazione.

Il corpus teorico-metodologico dal quale prende forma e si dispiega il processo di consulenza on line è pertanto il risultato di una trasformazione di quello impiegato nell'incontro vis a vis.

In altre parole, le differenze fra le due forme di lavoro ci sono, ma sono perlopiù  di ordine metodologico-strumentale.

Le diversità fra i due strumenti di lavoro sono riconducibili, essenzialmente, alle diverse marche di contesto che rispettivamente li caratterizzano.

In particolare, esse sembrano essere legate alle dimensioni contestuali e di setting nei quali si organizzano e si dispiegano i processi comunicativi e relazionali che sostanziano le due tipologie di consulenza.

In sostanza il consulente e il consultante, motivati l'uno a offrire e l'altro a ricevere aiuto e sostegno a livello emotivo e relazionale, sono (e rimangono) due persone, che invece di comunicare e relazionarsi all'interno di una stanza, lo fanno stando l'uno lontano dall'altro.

La consulenza on line e la consulenza realizzata vis a vis, pur muovendosi da e attraverso epistemologie e contesti diversi, costituiscono due strumenti finalizzati al raggiungimento di uno scopo comune: quello di riuscire a chiarire la qualità del problema-bisogno e l'eventuale sintomatologia prevalente che stanno alla base della richiesta di consultazione.

Attraverso la restituzione vengono comunicate al paziente anche le modalità e i tempi ipotizzati per la “risoluzione” del suo problema-bisogno o l'opportunità di incontrare altri professionisti per gli accertamenti diagnostici del caso.

La consulenza on line è un tipo di intervento sostanzialmente “breve” perché l'intero percorso nel tempo può durare, a seconda dei casi, da un minimo di uno a un massimo di 4-5 “incontri”.

Per quanto riguarda la dimensione temporale, il consulente dopo aver posto una preliminare attenzione, a scopo anamnestico e diagnostico, alla storia passata del consultante e al suo mondo relazionale, sarà prevalentemente orientato a considerare la situazione attuale e gli sviluppi che essa potrebbe avere sul futuro prossimo della sua vita.

 

Vantaggi e svantaggi della consulenza on line

Uno dei vantaggi della consuelnza on line risiede principalmente nell’immediatezza del contatto e nella garanzia dell’anonimato offerta dal consulente a chi richiede una consulenza. Pensiamo infatti quanto sia ancora diffuso fra la popolazione il pregiudizio che allo psicologo si rivolge chi “non ha la testa a posto” e quanto tale richiesta di aiuto sia vista, ancora da molti con estrema vergogna.

Quindi la conservazione dell’anonimato può favorire una maggiore disponibilità a chiedere aiuto da parte del consultante.

Da varie ricerche risulta, infatti, come il primo contatto in rete con il professionista inneschi processi più ampi e spinga spesso l’utente ad iniziare un percorso terapeutico personale di tipo tradizionale. Questo è, del resto, uno degli obiettivi del counseling on line.

La richiesta di un “consiglio” on line può rappresentare l’oppurtunità di fare il primo passo che rompe il silenizio e la paura di chi per la pima volta decide di parlare con un esperto del suo problema.

Gli svantaggi sono ovviamente rappresentati dalla mancanza di tutte le informazioni a livello della comunicazione non verbale (lo sguardo, la mimica, il modo di stare seduti, l’aspetto fisico sia del professionista sia del cliente). Ma ciò che avviene attraverso le consulenze on line è comunque una vera comunicazione sia da una parte sia dall’altra.

Un altro svantaggio è rappresentato dal fatto che, a differenza della consulenza tradizionale, la consulenza on line non ha una storia di successi validati scientificamente, essendo una pratica molto recente e di conseguenza richiede di essere verificata e valutata nel tempo.

 

 

13/02/2009

Milk: il coraggio delle proprie idee

milk.jpgEccomi di nuovo a scrivere di cinema. Ci sono tanti film interessanti in questo periodo da andare a vedere. 

Uno di questi è sicuramente il film "Milk" del regista Gus Van Sant con un  bravissimo Sean Penn, che interpreta Harvey Milk, il primo americano gay dichiarato ad essere eletto per una carica pubblica.

Il film ripercorre appunto la vita di Milk dal 1970 in cui  il protagonista ha appena compiuto 40 anni  fino al 1978, anno del suo assassinio.

Già dalle prime battute il protagonista  Harvey confida al ragazzo che diventerà il suo compagno di essere certo di non arrivare a compiere 50 anni. Questa affermazione che dà già una sensazione di sinistro è come se fosse una sorta di "autoprofezia che si autoavvera".  L'altra certezza di Harvey è di non aver combinato niente nella sua vita di cui andare particolarmente fiero. E' forse questo pensiero che lo porta a decidere di vivere la propria omosessualità alla luce del sole e a trasferirsi a San Francisco nel quartiere Castro che diventerà in poco tempo una roccaforte gay.

Quello che colpisce di questo uomo normale è la determinazione, il coraggio delle proprie scelte e la capacità di appassionare alla sua causa un gruppo di ragazzi che faranno parte del suo staff e che dopo la sua morte continueranno negli anni a portare avanti il suo impegno affinchè i gay possano godere degli stessi diritti civili degli altri cittadini.

Il film infatti racconta soprattutto il clima di intolleranza che si respirava in quegli anni. Intolleranza che si esprimeva nelle retate della polizia nei confronti dei gay, (che ci vengono proposte nelle immagini di repertorio), nelle battaglie ideologiche dei suoi avversari politici che culminano nel suo assassinio, ad opera di un suo collega consigliere, di idee opposte alle sue che all'inizio viene attratto da questo uomo così normale e così determinato ma che poi uccide, colpendolo alle spalle. 

Morte prematura ma annunciata che però non è avvenuta invano dal momento che il nome di Milk continua a circolare come esempio di coraggio a distanza di trent'anni anche nelle nuove generazioni. Il regista stesso infatti ha dichiarato che fece outing dopo che Milk venne ucciso.    

12/01/2009

L'importanza di avere delle passioni

E' fondamentale avere delle passioni nella propria vita. Qualcosa che ci emozioni, ci faccia sentire vivi, che ci tenga occupati, che ci aiuti a staccare dal lavoro, dalle preoccupazioni quotidiane. Coltivare qualcosa di nostro che si può anche condividere con gli amici o con il/la partner ma che però dobbiamo sentire principalmente nostro.

Io, per esempio, ho la passione per il cinema ma anche per la musica e per altre cose.

Può essere un hobby, un'idea, un passatempo, un gioco,  uno sport da praticare ma è importante che la coltiviamo e che non lasciamo che gli altri ce la facciano abbandonare.

Potrà sembrerà banale ma non bisogna sottovalutare l'importanza di coltivare una passione nel corso della propria vita. Le passioni con il tempo possono anche cambiare: quello che ci piace da adolescenti magari può non piacerci più a trenta anni . O forse sì se la nostra passione è forte e resiste agli attacchi del tempo e dell'età.

Senza passioni la vita può essere monotona, ripetitiva, priva di stimoli e spesso, purtroppo, per alcuni lo è .  

Ecco allora se troviamo qualcosa nel nostro percorso di vita che ci piace veramente, che ci diverte, che ci fa stare bene proviamo a non perderla per strada o ad abbandonarla. Proteggiamola e vogliamole bene! Permetteremo in questo modo di volere più bene anche a noi stessi.

 

17/12/2008

La presenza a scuola dello psicologo è importante

Non esiste ancora oggi in Italia un servizio psicologico per la scuola. Noi pensiamo invece che la nostra scuola abbia bisogno di psicologia e che sia importante per gli insegnanti, per gli alunni, per i genitori e per tutta la comunità scolastica la presenza di questa figura professionale per offrire la sua ricchezza e il suo contributo sia per gli aspetti legati alla prevenzione sia per gli interventi mirati alla promozione della salute e del benessere psico-fisico delle giovani generazioni.

Finora, però, all’interno delle scuole si è sviluppato più che altro un modello di intervento  che potesse correggere le anomalie. Bisognerebbe  allora superare una visione alunnocentrica della scuola, per lo più rivolta all’individuazione del disagio del singolo allievo e alla sua risoluzione (e svincolarsi da una mentalità essenzialmente clinico-terapeutica) e pensare lo psicologo scolastico come una figura che si avvale di una pluralità di competenze psicologiche e che possa rispondere ai vari bisogni (consulenza, formazione, analisi organizzativa, orientamento) delle diverse componenti del sistema-scuola: docenti, alunni, famiglie, personale amministrativo ed ausiliario.

Il disagio di un allievo, infatti, se ha condizioni strutturali più radicali, non viene più ad identificarsi con il caso singolo, quello certificato dal servizio sanitario pubblico, ma presenta, ormai, confini maggiormente sfumati e generalizzabili. Esso viene, pertanto, a collocarsi all’incrocio di numerose variabili: familiari, sociali, culturali, strutturali all' istituzione scolastica stessa.

La scuola, allora, non dovrebbe più essere vista soltanto come un luogo di cura, ma come uno spazio e un tempo privilegiato di acquisizione dei sistemi simbolico-culturali e di socializzazione.

Essa dovrebbe rappresentare un contesto atto a favorire il processo educativo, nel quale anche la competenza psicologica si pone al servizio degli adulti: genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, personale non docente, al fine di coordinare iniziative educative fra la scuola e la famiglia.

Un contesto idoneo a rendere i genitori competenti. Un contesto efficace nel progettare piani e processi didattici e volto a migliorare l’organizzazione didattica.

Lo psicologo all’interno del sistema scolastico può proporre interventi di promozione della salute e del benessere psico-fisico, tenendo conto in particolare dei contesti di sviluppo dei giovani, in modo da favorire l’aumento delle competenze educative degli adulti che entrano in relazione con i ragazzi: genitori, educatori, insegnanti.

Uno dei compiti dello psicologo consiste, infatti, nel diffondere una sensibilità psicologica nei rapporti fra le persone per produrre un clima scolastico basato su un confronto positivo ed aperto e nel favorire in chi vi opera  (studenti, insegnanti, famiglie, personale non docente) la conoscenza dei processi dell’età evolutiva e di rinforzo personale, la costruzione di relazioni significative, lo sviluppo di competenze relazionali e l’utilizzo di tecniche comunicative.

Fine ultimo dello psicologo è quello di rendere l’ambiente della scuola un contesto educativo e di apprendimento, improntato sui processi di crescita psicologica degli studenti.

 

27/11/2008

Quando è l'anima ad essere rotta

 In una società fortemente in crisi come la nostra avvertiamo un forte bisogno di psicologia. Risulta, allora, importante per la comunità la figura dello psicologo per offrire la sua ricchezza e il suo contributo sia per gli aspetti legati alla prevenzione sia per gli interventi mirati alla promozione della salute e del benessere psicofisico.

In psicologia clinica  però gli interventi che vengono per lo più attuati privilegiano un’ottica medicalistica, volta ad individuare il disagio. Finora, infatti, è prevalso un modello di intervento prevalentemente “ortopedico”, un modello, cioè, che potesse correggere le anomalie, come quando ci si rivolge appunto all’ortopedico perchè si ha una gamba rotta.

Ma quando è l’anima ad essere “rotta" ?
Non la si può portare semplicemente in officina come se fosse un pezzo della macchina da far sostituire.

Bisogna allora cercare di superare questa visione restrittiva dell’individuo volta soltanto ad individuare ciò che non funziona e focalizzarsi, invece, su ciò che funziona, sulle risorse che ognuno di noi ha.

 

Uno dei compiti dello psicologo consiste, infatti, nel diffondere una sensibilità psicologica nei rapporti fra le persone per produrre un clima basato su un confronto positivo aperto e soprattutto non giudicante.
Lo psicologo, essendo laureato in psicologia, ha una formazione che lo rende diverso per esempio dallo psichiatra, che è laureato in medicina, e che gli consente di approcciarsi al cliente con un attenzione particolare alla relazione terapeutica.

Il medico possiede le conoscenze e gli strumenti che gli consentono di conoscere prevalentemente l’uomo-macchina, inteso come un oggetto fisico e di intervenire su di esso. Lo psicologo possiede, invece, le conoscenze e gli strumenti per analizzare l’uomo-persona.


Lo psicologo, e in particolare lo psicoterapeuta, dovrebbe possedere un sapere che è l’insieme delle conoscenze teoriche apprese durante il percorso di studi quinquennale (ma che per uno psicologo “curioso” non finiscono mai), un saper fare che gli deriva dalla frequenza del tirocinio post-lauream e dalla pratica professionale e infine da un saper essere che è il frutto sì dei precedenti aspetti ma che è soprattutto la presa di coscienza del proprio modo di essere, quale risorsa da investire nello svolgimento della propria attività attraverso il rispetto, l’ascolto, l’empatia, l’accettazione per chi si rivolge a lui.

 

17/11/2008

Quando è l'uomo a soffrire per amore

cover.jpgPartendo dal film "L'uomo che ama" uscito nelle sale da qualche settimana vorrei parlare della sofferenza d'amore .

Nel film di Maria Sole Tognazzi a soffrire non è la donna, come spesso accade nella filmografia, ma è un uomo, un giovane uomo, interpretato da Pierfrancesco Favino, uno degli attori più rappresentativi degli ultimi anni del cinema d'autore. Un uomo con un lavoro sicuro, è un farmacista, una famiglia  a cui è molto legato, soprattutto al fratello minore.

Il protagonista del film soffre per amore in situazioni della vita in cui ognuno di noi può trovarsi: lasciare una persona perchè non la si ama più o si pensa di non amarla più, come accade a Roberto quando lascia la bellissima Alba (interpretata da Monica Bellucci) , ed essere lasciati da una persona che si ama troppo e che non ci ama come la amiamo noi, come accade a Roberto quando scopre di essere stato tradito da Sara.

La sofferenza del protagonista  quando decide di porre fine alla sua storia si manifesta attraverso sintomi fisici quali l'insonnia: Roberto non dorme più, ma non ne capisce il motivo, fa indagini cliniche da cui non emergono anomaile ma, continuando a stare male, fa luce dentro di sè e capisce di non amare più la donna con cui sta cercando casa.

Quando invece Roberto viene lasciato piange, è depresso, ha nausee che gli provocano il vomito, fa fatica ad alzarsi per recarsi al lavoro, rincorre l'amata , la cerca in modo quasi ossessivo, pur di vederla, a rischio anche di rendersi ridicolo perchè lei non lo vuole più.

L'esperienza dell'essere  lasciato viene rappresentata nella prima parte del film e quella del lasciare ponendo fine ad un rapporto consolidato e stabile nella seconda attraverso un flashback. Solo nel secondo tempo, infatti, lo spettatore apprende che Roberto sei mesi prima viveva una storia con Alba che lo amava e con cui conviveva da tre anni.

Probabilmente Roberto soffre così tanto quando viene lasciato perchè rivive l'esperienza precedente, anche immedesimandosi nelle sofferenze della sua ex a cui sa di aver fatto del male. E' un dolore quindi anche retrospettivo.

Il film ha il pregio di farci vedere che a soffrrie per amore possono essere anche gli uomini, disperandosi piangendo e la scelta dell'attore che ha una fisicità così maschia rende il tutto ancora più forte perchè al cinema siamo abituati a vedere soprattutto donne depresse per amore, come per esempio nel film "I giorni dell'abbandono" in  cui Margherita Buy viene lasciata dal marito per una donna più giovane. Oppure siamo abituati a vedere rappresentata la sofferenza maschile di uomini gay perche nella percezione comune un omosessuale che piange per amore è più accettato perchè ritenuto più sensibile, secondo un noto cliché.

La regista di L'uomo che ama, che evidentemente conosce molto bene l'animo maschile, essendo cresciuta in una famiglia di uomini, dimostra che per quanto riguarda la sofferenza per amore non c'è differenza di genere: gli uomini soffrono come le donne e che anche lasciare può essere un'esperienza molto dolorosa perchè  causa enorme sofferenza alla persona a cui si è voluto bene e con cui si è condiviso un pezzo di vita, breve o lungo che sia.

 

07/11/2008

Un gioco da ragazze

imm.jpgVorrei parlare di un film che ho visto da poco. Si tratta di "Un gioco da ragazze" nelle sale in questi giorni ed opera prima del ventiseienne regista Matteo Rovere che descrive i lati oscuri dell'adolescenza. Presentato al festival di Roma ha suscitato non poche polemiche per la crudezza dei contenuti ma soprattutto perchè inizialmente era stato vietato ai minori di 18 anni. Divieto che in seguito è stato tolto ed ora la pellicola  è vietata solo ai 14 anni.

E' la storia di tre compagne di scuola di un liceo privato che appartengono alla ricca borghesia di una città di provincia del nord . Annoiate dalla vita, maniacalmente attente alla dieta e al proprio aspetto fisico (i loro punti di riferimento sono Paris Hilton e Kate Moss) sono abituate ad ottenere tutto quello che vogliono, in primis dai genitori , per lo più assenti e troppo presi dal lavoro, e poi  dalle istituzioni. A spezzare la noia delle loro vite  è l'ingresso nella loro scuola del nuovo insegnante di italiano, giovane idealista che sembra avere come missione quella di risvegliare le sopite coscenze delle sue alunne e soprattutto di quella di Elena, la leader indiscussa delle tre e con un comportamento da "bulletta", come la definisce lo stesso professore prendendola in giro davanti ai compagni.

La pellicola sicuramente non lascia indifferenti e soprattutto nella prima parte è molto dura per le situazioni rappresentate. Colpisce in particolare la spregiudicatezza delle tre ragazze, in particolare di Elena, perchè  le altre due ragazze più che altro si fanno trascinare dal suo fascino perverso che ammalia tutti, professore compreso, ma soprattutto colpisce per la superficialità e lo stile di vita delle ragazze che indossano abiti di lusso, frequentano centri di benessere e assomigliano più a delle donne che a delle adolescenti. Tutto ciò  in un contesto dove le figure genitoriali sono pressochè assenti e gli altri adulti non ne escono sicuramente meglio.  Le uniche frasi infatti con cui la madre di Elena si relaziona a lei sono: "hai mangiato solo un insalata, mangia qualcosa altro" o ancora "tutto bene?" pronunciate con assoluto distacco e poco interessamento.

Gli adulti in questo film sono presenti solo per non ostacolare le ragazze nei loro gesti trasgressivi e nei comportamenti aggressivi,  per non punirle  anche quando andrebbero punite, per scusarle, giustificarle sempre,  non rendendosi conto che facendo così  aumentano  la loro impunità e il loro già smisurato senso di onnipotenza che fa vedere loro che gli altri sono solo degli strumenti per esercitare potere perchè probabilmente mai  nessuno, fin da quando erano bambine, ha detto loro  no, ha posto loro dei limiti che le avrebbe aiutate a crescere.

Non vi racconto il finale ma vi dico solo che il film non concede sconti , non dà scampo : nessuno si salva , non c'è catarsi , come nella maggior parte dei thriller per esempio, nulla cambia neanche dopo un evento tragico. Emblematica in questo senso la scena finale in piscina. 

06/11/2008

Psicologo e Counselor

Si sente sempre più parlare di counseling, life coaching, programmazione neurolinguistica, consulenze filosofiche e quant'altro. 

Si fa riferimento a queste nuove figure professionali come "alternative" a quelle più tradizionali psicologiche.           Ma per esercitare la professione di psicologi è obbligatorio aver conseguito l'abilitazione in psicologia mediante esame di stato ed essere iscritti nell'apposito Albo degli Psicologi.

Invece i vari counselor, o coloro che praticano la PNL, che va così di moda ultimamente, non sono iscritti ad alcun albo e a volte non sono neppure laureati. Nell'ipotesi migliore hanno frequentano infatti una scuola per lo più triennale e nella peggiore un corso di qualche settimana per accedere al quale la laurea non è obbligatoria.                    Il punto di vista dei counselor, per esempio, è che, non essendo psicologi non "curano" ma offrono solo un orientamento e che il loro intervento si attua nelle situazioni di crisi passeggere ma queste sono competenze e specificità prettamente dello psicologo prima che dello psicoterapeuta. 

Eppure sempre più persone si rivolgono a queste figure professionali “preferendole” talvolta agli psicologi , nonostante non abbiano una preparazione psicologica e un iter formativo così lungo . Sembra quasi che il dire: “noi non siamo psicologi”possa essere un punto di forza mentre dovrebbe essere visto come un punto di debolezza perché essi non possiedono le competenze e la preparazione che gli derivano da un percorso di studi quinquennale prima e in seguito da una formazione post-lauream . Per non parlare poi degli psicoterapueti che per definirsi tali devono aver frequentato una scuola di specializzazione almeno quadriennale.

Inoltre l'obbligatorietà per gli psicologi di iscriversi all'Albo professionale è stata introdotta per tutelare gli utenti/ clienti da eventuali casi di abuso della professione, dovrebbe quindi rappresentare una garanzia in più per essi. L'Ordine, infatti, a maggior tutela degli interessi delle persone che si rivolgono agli psicologi, ha elaborato da più di dieci anni il Codice deontologico degli psicologi italiani a cui tutti gli psicologi si devono attenere e che rappresenta le regole per una buona prassi psicologica.                                                                                                                               Anche l’istituzione del Codice deontologico rappresenta pertanto un ulteriore tutela per l’utenza perché in esso sono indicate le norme a cui ci si deve attenere nell’esercizio della professione nei rapporti con l’utenza e nei vari ambiti in cui opera lo psicologo.

  In ogni caso ognuno è liberissimo di andare da chi crede ma forse sarebbe opportuno documentarsi prima per cercare di capire quali sono le peculiarità di ogni figura professionale e soprattutto se quella che poi scegliamo per una consulenza potrebbe essere effettivamente la figura  più adatta per noi e per il motivo per cui richiediamo un consulto.

01/11/2008

Chi è lo psicologo e chi è lo psicoterapeuta

Spesso si tende a confondere termini come psicologo, psichiatra, psicoterapeuta e psicoanalista ma sono figure professionali ben distinte. Innanzitutto chi è e cosa bisogna fare per diventare psicologi.

Lo psicologo, per definirsi tale, deve aver conseguito la laurea in psicologia e, dopo il corso quinquennale di studi, svolgere un anno di tirocinio pratico per poter sostenere l’esame di stato che gli permetterà di esercitare la professione. Ogni psicologo, infatti, per poter esercitare la professione deve essere iscritto all’albo. Ma lo psicologo, in pratica, cosa può fare? E’ un professionista che può fare interventi di prevenzione, diagnosi, riabilitazione e sostegno rivolte all’individuo, al gruppo, alla comunità. Lo psicologo ha una formazione prettamente psicologica (come pure una conoscenza dei meccanismi anatomo-fisiologici del cervello) che gli consente di approcciarsi al cliente con un attenzione particolare alla relazione terapeutica, attraverso l’ascolto, l’empatia, l’accettazione e il rispetto per chi si rivolge a lui. Uno dei compiti dello psicologo consiste, pertanto, nel diffondere una sensibilità psicologica nei rapporti fra le persone per produrre un clima basato su un confronto positivo aperto e soprattutto non giudicante.

 Lo psichiatra, invece, è laureato in medicina e ha ottenuto la specializzazione in psichiatria. Ha competenze diverse dallo psicologo, in quanto essendo un medico può, per esempio, prescrivere farmaci.

Lo psicoanalista è un professionista che utilizza come teoria di riferimento la psicoanalisi, disciplina teorizzata da Sigmund Freud alla fine dell’Ottocento.

Lo psicoterapeuta, infine, può essere laureato o in psicologia o in medicina e deve aver frequentato una scuola di specializzazione, almeno quadriennale, che preveda una specifica formazione professionale in psicoterapia.

  La psicoterapia è quel processo interpersonale volto ad influenzare disturbi del comportamento e situazioni di disagio attraverso strumenti psicologici, quali la parola, l'ascolto, la relazione, per mezzo di tecniche che differiscono l’una dall’altra per il diverso orientamento teorico cui fanno riferimento. Esistono, infatti, molti tipi di psicoterapie che utilizzano strumenti e tecniche molto diverse fra loro perchè  fanno riferimento a orientamenti teorici differenti.

Fra le più diffuse citiamo la terapia psicoanalitica, la terapia relazionale-sistemica, la terapia comportamentale e quella cognitiva, le terapie di rilassamento, l’ipnosi, le terapie sessuologiche.

 

 

31/10/2008

Non vergognamoci di chiedere aiuto

Vignetta.jpg

Sono in molti ancora a considerare lo psicologo come colui che cura persone mentalmente insane. Forse nel 2000 è ora di abbandonare tali pregiudizi e soprattutto cercare di superare l'imbarazzo e la vergogna nel chiedere aiuto quando si ha bisogno.

A tutti può capitare, infatti, in un periodo della propria vita, magari di crisi, di stress o comunque di difficoltà, di avere bisogno dell’aiuto di un professionista che sia in grado di offrire un supporto psicologico adeguato e un ascolto attento ma non giudicante. Ma non per questo è il caso di vergognarsene.

In fondo se abbiamo un disturbo di ordine fisico di solito ci rivolgiamo al nostro medico curante.  

Ecco allora perchè quando abbiamo un problema, viviamo un disagio psicologico non dovremmo rivolgerci ad uno psicoterapeuta che ci potrebbe aiutare a stare meglio?

In realtà possono essere diversi i motivi per cui si può richiedere una consulenza ad uno psicologo.

Per una situazione di lutto, per un periodo di transizione, quale il sopraggiungere della menopausa, o della fase adolescenziale, e in qualità di genitore/i si può chiedere l’aiuto dell’esperto come guida nell’educazione o nei momenti di crescita di un bambino o di un adolescente, ma anche per situazioni di stress più o meno acuto, situazioni, quindi, che rientrano nella normalità di ognuno di noi.
Lo psicologo clinico interviene in tutte le situazioni in cui le condizioni personali e la relazione con l’altro possono costituire fonte di disagio e di difficoltà pratiche ed esistenziali nei diversi ambienti sociali: famiglia, coppia, scuola.

In altre parole, attraverso il dialogo, l'ascolto delle emozioni, la conoscenza dei pensieri, l'espressione dei desideri e delle fantasie, l'analisi dei conflitti, partecipando alla ricerca delle parole per esprimere il disagio personale, il terapeuta punta insieme alle persone allo sblocco di situazioni di impasse e al raggiungimento di uno star bene, per una migliore qualità della vita.

                             

 

 

27/10/2008

Perchè spaventa ancora andare dallo psicologo?

Salve a tutti !

Sono una psicologa e psicoterapeuta che vive ed opera a Bologna.

 

Perché questo blog? Perché vorrei riuscire a sfatare qualche pregiudizio,qualche falsa credenza che purtroppo ancora esiste nei confronti della nostra categoria.

  In particolare mi/vi chiedo come mai, nonostante in tv sia pieno di psicologi opinionisti che sembra riscuotano un certo successo , ci sia un gran interesse nei confronti della psicologia da parte della gente che si manifesta attraverso il massiccio acquisto di riviste che trattano la materia , nonostante il grande afflusso a iniziative in cui si parla/si discute di psicologia,  allora perchè quando si ha un problema, si vive un disagio, si attraversa un periodo difficile c’è ancora una certa ritrosia a rivolgersi allo psicologo?

E si preferisce magari ricorrere alla pillolina risolvi- problema invece di cercare di risolvere il problema,  invece di prestare ascolto ai segnali che il nostro corpo ci lancia?

Nonostante ricorrere ai farmaci non sia esente da rischi per la salute.

  Lancio questa riflessione/provocazione e vorrei sapere cosa ne pensate. 

Spero di leggervi numerosi e mi auguro soprattutto che troviate interessante o comunque stimolante questo blog.

1