27/10/2011

Viaggio verso la conoscenza di se stessi

conoscenza interiore,fallimento,depressione,"this must be the place",sean penn,paolo sorrentinoRitorno a parlare di cinema, in particolare di un film nelle sale in questi giorni:  "This must be the place" di Paolo Sorrentino, con Sean Penn.

Il film, oltre ad essere molto ben realizzato, sia per la regia (Sorrentino ormai è una sicurezza), sia per la magnifica intrpretazione di Sean Penn, che supera se stesso, sia per il soggetto, sia per i dialoghi, a volte davvero esilaranti, offre parecchi spunti di riflessione e di approfondimento psicologico.

E' la storia di una ex rock star, Cheyenne, ultra cinquantenne, che continua a vestirsi e truccarsi come quando aveva vent'anni, in forte crisi esistenziale e che riscopre se stesso attraverso un viaggio per cercare l'aguzzino nazista di suo padre, con cui non parla da trent'anni.

  Cheyenne quando compare per la prima volta sullo schermo ci appare come una maschera di se stesso: ricorda un po' il cantante dei Cure, con quel cerone, il rossetto e i capelli cotonati, molto anni '80. Non suona più da diversi anni, vive in una casa/castello con una moglie affettuosa e premurosa che fa un lavoro normalissimo (pompiere), un cane, di cui non si occupa e passa le sue giornate al centro commerciale con una ragazza dark sua fan, depressa come lui, a cui vuole bene come ad una figlia. Quando scopre che suo padre sta morendo, decide di partire per gli Stati Uniti per raggiungerlo ma, a causa della sua paura dell'aereo, è costretto a viaggiare in nave e arriva quando il padre è già morto.

Da qui inizia il suo "viaggio" lungo gli States, alla ricerca del criminale nazista, sulle cui tracce era da tanti anni il padre e che aveva quasi trovato. Conosce così molte persone: giovani donne, anziani  pittoreschi, uomini comuni,  tutti drammaticamente soli. Conoscenze che lo cambiano e che lo aiutano a ritrovarsi.

Il protagonista, infatti, nascondendosi dietro a quel trucco pesante, è rimasto ancora un bambino: beve sempre aranciata (anche perchè è un ex alcolista e tossicomane, come una "vera" rock star) ed ha soprattutto uno stupore reale verso le cose e il mondo assolutamente infantile, da fanciullo appunto.

Il film tratta dei temi prettamente "psicologici" e lo fa con uno sguardo, allo stesso tempo profondo ma "leggero" (cosa che traspare dai dialoghi surreali): la solitudine del protagonista, ma anche della maggior parte degli interpreti, giovani e meno; la depressione da cui è afflitto Cheyenne e che ha portato due suoi fan a suicidarsi; il senso di colpa che ne deriva; il senso di fallimento da cui è pervaso il protagonista, che è rimasto "intrappolato" in quel suo look eccentrico, ma anche ridicolo e nel suo ruolo di ex rock star; la ricerca della verità fino all'ossessione, da parte del padre che spende tutta la sua esistenza a cercare chi lo aveva umiliato e infine, appunto, la ricerca di se stessi, attraverso un viaggio interiore, che porterà verso l'autonomia e il superamento delle proprie paure e ad una maggiore conoscenza degli altri e quindi di sè. 

  Alla fine  "il posto" del titolo (che riprende una canzone dei Talking Heads) Cheyenne riesce a trovarlo e così può ritornare a casa, cambiato e finalmente se stesso.

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