03/12/2011

Il "mistero" dell'amore

Amare è sicuramente l’esperienza più significativa della nostra esistenza. L'esperienza amorosa è infatti universale, perché ci riguarda tutti, a qualsiasi età.

La passione amorosa ha sempre attirato l’attenzione di psicologi, sociologi e psichiatri. L’amore può sconfinare, infatti, in condizioni estreme, nella follia e portare anche ad uno squilibrio psichico.

L’amore nella fase iniziale dell’innamoramento è un momento di "pazzia fisiologica" comunque transitoria (si dice infatti: “sono pazzo d’amore”).

La dimensione amorosa, con la sua forza dirompente, consente di abbasssare i livelli di guardia della nostra coscienza: -in fondo con chi possiamo lasciarci andare se non con l’essere amato?

Si crea così uno spazio - lo spazio psicologico della coppia - dove tutto (o quasi) è lecito.

L’amore rende liberi, liberi di manifestare, senza sentirci inibiti, non soltanto il proprio lato emozionale, ma anche la propria inclinazione al negativo. Don Giovanni è proprio il paradigma del negativo che può emergere nella condizione amorosa. Egli mente spudoratamente, tradisce, usa violenza, arriva addirittura ad uccidere.

Si attivano, dunque, nella relazione amorosa elementi nascosti, o addirittura sconosciuti, che vengono portati alla luce dalla travolgente forza dell’emozione.

Ma, per fortuna, certe condizioni eccezionali non si verificano in ogni esistenza, mentre l’amore è un’esperienza che ogni essere umano ha provato almeno una volta nella sua vita.

L’amore facendoci conoscere anche le nostre zone d’ombra, rivela l’uomo a se stesso.

Si può dire, infatti, che l’uomo conosce la sua vera natura solo nel momento in cui si innamora.

L’amore appartiene alla sfera dell’indicibille, perché è difficile esprimerlo e, avendo a che fare con l’anima, è vicino al mistero. Il mistero appunto dell’amore.

In questo viaggio misterico, attraverso l’amore, ciascuno incontra l’altro e dietro l’altro anche se stesso.

Uno dei fenomeni caratteristici dell’esperienza amorosa è la presenza e la vicinanza dell’altro che ci cattura con un’intensità ed un’immediatezza che non è possibile riscontrare in nessuna modalità dell’esistere.

Di fronte all’amato, l’amante prova un senso di incredibile pienezza  e contemporaneamente ha la sensazione di aver vissuto fino a quel momento in uno stato di deprivazione.

E’ la vicinanza che provoca il turbamento, ma in realtà l’amore vive e si alimenta di ciò che accade dentro di noi: l’essere di cui siamo innamorati è unico e insostituibile, perché soltanto lui/lei può evocare in noi delle dimensioni così profonde e così personali.

Lo stato di innamoramento, infatti, ci pone di fronte a qualcosa di incomprensibile per noi (il mistero appunto). Per tutta la fase di innamoramento tentiamo di tradurre quel mistero e quell’attrazione sovvertitrice in un’esperienza nota e a noi comprensibile.

Ma allo stesso tempo, anche se cerchiamo di fare luce in questo mistero, non vorremmo mai abbandonare del tutto quell’illusione che, abbagliandoci, permette il nostro stato di innamoramento.

L’intensità e l’esclusività del rapporto d’amore trasformano anche il nostro modo di rappresentarci la realtà sia esterna sia interna.

Da un certo punto di vista, amare diventa una sorta di lavoro psicologico, piuttosto impegnativo anche, perché attiva in noi una nuova possibilità di conoscenza del mondo.

Ma la diversità dell’altro ci rende diversi anche nel nostro approccio col mondo che ci circonda. Infatti, amando, il nostro rapporto con la realtà viene proprio alterato.

Noi subiamo un cambiamento amando, volenti o nolenti. Ma questo stravolgimento è caratteristico dell’esperienza amorosa (ed è anche  necessario perché certi atteggiamenti rigidi possano sciogliersi).

Soprattutto nella fase iniziale e più intensa dell’innamoramento, viviamo una sorta di solitudine a due: tutti gli altri scompaiono e la persona amata diventa l’unico di cui ci importa. C’è proprio un’estraniarsi dal mondo.

Nella dimensione amorosa siamo sedotti da un modo di essere dell’altro, un gesto, uno sguardo, una parte del corpo che colpiscono il nostro immaginario, ma siamo anche rapiti dall’idea che ha saputo suscitare in noi nell’incontro, un’idea che solo quella persona, e non un’altra, è riuscita ad evocare.

L’amore eccita anche la paura perché amare, affidarci a quella paura, ci può spaventare molto.  Perché, per quanto io possa amare un altro e per quanto questa persona possa ricambiare i miei sentimenti, in ogni rapporto c’è la possibilità di perdere l’oggetto amato.

Poiché con l’innamoramento siamo riusciti a trasferire sull’altro le nostre esigenze di completamento, che altrimenti non avremmo potuto soddisfare da soli, l’assenza dell’altro ci fa subito sentire la mancanza di qualcosa di estremamente vitale.

Prima quel senso di vuoto era già presente in noi, ma riuscivamo a far finta di niente ora no, desiderando l’innamorato sentiamo la sua assenza. Ma la sofferenza causata dalla mancanza di chi amiamo può farci anche ammalare.

Tutti soffriamo, infatti, quando amiamo veramente: le donne come gli uomini, i giovani come i meno giovani. Sembra proprio che nessuno ne possa essere immune.

Il dolore più intenso che un individuo patisce e il più delle volte è disposto ad accettare, è proprio quando ama.

Le pene d’amore coinvolgono molto profondamente la persona in tutta la sua interezza, come una ferita aperta nella propria carne.

Perfino la persona con cui viviamo tutta una vita c’è e non c’è, perché il legame amoroso è per definizione ambivalente e fluttuante.

E questo ci provoca inevitabilmente dolore.

 

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